domenica 24 agosto 2008

Cammarelle favoloso
Domina Zhang: è oro

L'azzurro, bronzo ad Atene, conquista l'oro dei supermassimi vent'anni dopo Parisi. Successo per k.o. al 4° round: è l'ottavo trionfo dell'Italia, che chiude 9ª nel medagliere

Roberto Cammarelle sul podio con la medaglia d'oro. Reuters
Roberto Cammarelle sul podio con la medaglia d'oro. Reuters
PECHINO, 24 agosto 2008 - Roberto Cammarelle è campione olimpico dei supermassimi, riportando l’Italia sul podio più alto dei Giochi vent’anni dopo Parisi. È stato il giusto epilogo di un match senza storia: il biondo di Cinisello Balsamo che abita ad Assisi con la fidanzata Nicoletta ha surclassato il cinese Zhang Zhilei con una lezione memorabile. La lezione del più forte.
SENZA STORIA Si temeva l’ambiente, si temevano le lunghe leve e la potenza dell’avversario, si temevano i giudici e le famigerate macchinette. Nulla di tutto ciò: il palazzetto presentava molti spazi vuoti e il tifo è stato caldo ma ben lontano dalla torcida attesa. Quanto alle altre due preoccupazioni, ci ha pensato Roberto a smontarle subito dopo il gong: concentrato, rapido, sempre con i fari puntati sul bersaglio, non ha lasciato scampo a Zhang, anticipandolo sempre a due mani, impedendogli di entrare nella guardia con le sue bordate, controllandolo come il gatto con il topo, mettendo colpi precisi che i giudici non potevano ignorare. Un’esibizione di tecnica e tattica che lo ha portato sul 6-1 del primo round, addirittura sull’11-3 nel secondo, con un paio di destri micidiali che senza caschetto avrebbero avuto effetti devastanti sul cinese.
L’APOTEOSI A quel punto bastava controllare, Cammarelle non ha mai corso rischi ed ha incrementato il bottino fino al 13-4 di fine terzo round. L’oro olimpico si avvicinava di corsa, all’angolo il c.t. Damiani gli ha solo intimato di mantenere la concentrazione, di non sprecare energie, di continuare a tenere un atteggiamento spavaldo sulle avanzate ormai scomposte del rivale. Poi, dopo 40" dl gong, una combinazione destro-sinistro di Roberto ha messo in ginocchio il povero Zhang e l’arbitro moldavo ha ritenuto giustamente opportuno interrompere il match per l’apoteosi tricolore.
BILANCIO ESALTANTE In dieci mesi Roberto Cammarelle ha conquistato Mondiale ed Olimpiade, guadagnandosi un posto nell’empireo della categoria più pesante. E’ la 28ª medaglia azzurra dei Giochi, l’8ª d’oro, la terza della boxe dopo il bronzo di Picardi e l’argento di Russo: un bilancio esaltante per i pugni azzurri, frutto di lavoro e programmazione, delle scelte e del peso politico del presidente Falcinelli, dell’umanità e della conoscenza del c.t. Damiani, della metodologia scientifica dell’allenamento del consulente russo Filimonov. Un patrimonio da non disperdere in vista di Londra 2012.

sabato 23 agosto 2008

Russo si arrende
per lui c'è l'argento

Il campione del mondo campano deve arrendersi nella finale dei massimi al russo Chakhkiev, impostosi 4-2 nel match che ha assegnato la medaglia d'oro

Clemente Russo deve accontentarsi dell'argento. LaPresse
Clemente Russo deve accontentarsi dell'argento. LaPresse
PECHINO (Cina), 23 agosto 2008 - Clemente Russo deve accontentarsi dell'argento nella categoria 91 kg. Il campione del mondo si è dovuto arrendere al russo Rakhim Chakhkiev, impostosi 4-2 grazie all'ultima e decisiva ripresa. E' la 27ª medaglia italiana ai Giochi di Pechino.
PRIMO ROUND - Si comincia all'insegna dell'aggressività, con Chakhkiev che lega e prova ad intimorire Russo con qualche colpo proibito. L'azzurro sceglie di provocare l'avversario, per poi schivare i suoi colpi e colpirlo d'incontro. Il primo punto è di Chakhkiev, che si porta avanti poco prima del suono della prima campana.
SECONDO ROUND - Russo continua a ballare attorno all'avversario, ma deve incassare il colpo del 2-0 a 1'20" dalla fine. L'azzurro riesce prima ad accorciare sul 2-1 e poi ad impattare proprio quando la ripresa volge al termine.
TERZO ROUND - Il 26enne campano prova a stuzzicare l'avversario, ballandogli intorno e invitandolo più volte al colpire. I due legano spesso, e il punteggio non cambia: la sfida è in grande equilibrio.
QUARTO ROUND - Chakhkiev tocca subito portandosi sul 3-2. Il russo approfitta del vantaggio per cercare di addormentare il match, legando ogni volta che può e riuscendo a toccare sul 4-2 a 40" dall'ultima campana.

Idem: "Le Olimpiadi
sono come i figli"

L'azzurra dopo la sua ultima impresa: "Non escludo di andare avanti fino a Londra. Per me i Giochi e le medaglie sono come quando partorisci: maledici il dolore, ma poi vorresti un altro bambino". Sulla gara: "Non mi sono accorta di nulla"

Josefa Idem, l'argento e uno dei suoi figli. Ansa
Josefa Idem, l'argento e uno dei suoi figli. Ansa
PECHINO (Cina), 23 agosto 2008 - Sorride Josefa Idem oltre il traguardo. Abbraccia i suoi bimbi, Janek e Jonas. "Sono le mie medaglie speciali e il segreto dei miei successi", dice. "Provo molta gioia. Sono andata vicinissima a vincere l’oro. Ho provato una grandissima emozione. Sono partita dall’Italia felice e ci tornerò felice", ha detto, subito fugando ogni ombra di disappunto.
RETROSCENA - Era serena. Bella di una gioia tranquilla. Ha raccontato aneddoti eleganti: "Prima della gara ero nervosissima. Mi sono chiusa in una stanza al buio. Ho acceso lo stereo e mi sono messa a ballare". C’era misura nelle sue parole e la luce dell’intelligenza. La gara le ha dato felicità. E’ riuscita ad espungere i veleni, i rancori, i rimpianti. Ha raccontato: "In gara non mi sono accorta di nulla. Non guardavo le avversarie. Non sapevo nemmeno di essere in testa. Mi sono concentrata sulla mia corsa. Mi sono accorta di essere arrivata seconda solo oltre il traguardo", ha detto. Il distacco nell’ordine d’arrivo è minimo: solo 3 millesimi di secondo. Nulla.
NESSUN RIMPIANTO - Il marito-allenatore Guglielmo Guerrini ha voluto visionare il photofinish e lì ha contatato che il distacco vero è di soli 3 millesimi. In pratica un centimetro. "Josefa ha perso all’ultima pagaiata", ha spiegato. "L’ucraina ha azzeccato il tempo giusto per l’ultimo colpo di pagaia". "Tre millesimi? Non ho rimpianti. Avevo altre avversarie molto vicini anche dietro a me", ha replicato tranquilla Josefa. Ha battuto le due favorite. E’ stata sconfitta da un’outsider, l’ucraina Inna Osypenko-Radomska, irrotta all’improvviso nella gara. "Non l’abbiamo vista per tutto l’anno. Mi sono detta: "Non è un buon segno". Agli Europei le avevo dato 8 decimi, ma io non l’avevo sottovalutata".
LONDRA - Ora questa gara fantastica può portarla Josefa a continuare fino a Londra. "Voi smettereste, se state facendo un lavoro che vi piace e in cui state riuscendo bene?", ha chiesto ai giornalisti Guerrini. E Josefa ha aggiunto: "Le Olimpiadi e le medaglie per me sono come i figli. Al momento del parto provi dolore e pensi che sarà l’ultimo. Ma quando hai in mano la tua creatura, è così bella che pensi subito di farne un’altra".
DEDICA - Josefa ha voluto dedicare la medaglia alla suocera Anna Margotti, scomparsa un anno fa: "Mi ha insegnato tante cose. Mi ha dato gli strumenti per vincere". Elegante, intelligente, bella. Ha sorriso per una sconfitta che per altri sarebbe stata amara come il fiele. E’ risalita sul podio a 24 anni dalla prima volta. Ora, alle soglie dei 44 anni, guarda verso Londra. E lo fa con eleganza. Insieme alla sua famiglia. Guerrini ha detto: "Alla sua età ogni gara è una bella gara. Stiamo andando alla scoperta di una nuova frontiera". Josefa Idem, più che verso Londra, pagaia verso l’immortalità

venerdì 22 agosto 2008

Scaduto-Facchin, che sprint
Delusione Rossi nel K4

Nel K2 1000 metri l'equipaggio italiano con una rimonta strepitosa negli ultimi 250 metri ottiene la medaglia di bronzo. Oro alla Germania, argento alla Danimarca. Ottave, invece, le ragazze del K4. Rossi e compagni solo quarti nel K4 1000

Andrea Facchin (a dx) e  Antonio Scaduto esultano per il bronzo. Afp
Andrea Facchin (a dx) e Antonio Scaduto esultano per il bronzo. Afp
PECHINO, 22 agosto 2008 - Il bronzo che non ti aspetti. O quasi. In quello che doveva essere il giorno di Antonio Rossi, che ha solo sfiorato il podio, chiudendo 4° con il K4 1000, è la barca che lo stesso lecchese era abituato a portare in alto, con la quale vinse l’oro ad Atlanta (in coppia con Daniele Scarpa) e a Sydney (con Bonomi), oltre all’argento di Atene, che regala all’Italia una bellissima medaglia. È il quarto podio consecutivo per il K2 1000, ormai una piacevole tradizione della canoa italiana. La rimonta di Antonio Scaduto e Andrea Facchin, settimi ai 250, quarti ai 500 e quinti ai 750 metri, è stata coronata sul traguardo.
CREDERCI - Cinque soli centesimi sui polacchi, ma sufficienti per gioire. "Noi ci credevamo, Oreste (Perri, lo storico c.t., ndr.) ci credeva - attacca Scaduto, 31enne di Augusta (Sircausa), già bronzo ai Mondiali 2005 nel K4 500 - È una gioia immensa. Dedico la medaglia ai miei genitori, che sono qui in tribuna. Penso che mio padre sarà svenuto...". "Io invece credevo più nei 1000 di domani...", ammette Facchin, bronzo nel K4 500 agli Europei 2002. I due azzurri hanno anche approfittato del crollo degli ungheresi, a lungo in testa. "Ce lo eravamo detti prima della gara - aggiunge Facchin, 30enne padovano delle Fiamme Gialle - Cerchiamo di star lì, attaccati ai migliori, qualcuno cederà. Ed è proprio andata così".
ROSSI DA LEADER - Il K4 di Rossi, Benedini, Piemonte e Ricchetti arriva quarto in 2’57"62, dietro a Bielorussia (2’55"71), Slovacchia (2’56"59) e Germania (2’56"67), ma davanti a Polonia, Ungheria e Russia. Antonio porta sul volto i segni della fatica e della delusione. E parla, come sempre, da leader: "Fa male arrivare lì, a un passo, a un secondo dal podio - spiega il finanziere - Fra poco inizierò a pensare a cosa avrei potuto fare in più, alzarmi prima una mattina in cui invece sono stato pigro o un allenamento in più. Comunque non è una sconfitta, ho dimostrato di poter fare ancora bene, di non essere il vecchietto del circo. Sarebbe stato ben diverso se avvessi chiuso la mia ultima Olimpiade al nono posto". La leggenda del Bell’Antonio invece non si scalfisce con questa medaglia mancata, per la prima volta in un’Olimpiade. Diventa ancora più bella, perché la sua onestà, etica del lavoro, e il suo amore puro e incontaminato per la canoa lo fanno restare un gigante agli occhi dell’Italia che lo ha inneggiato quando su quel podio invece ci saliva. Possiamo solo dirgli grazie, e sperare di trovare un altro Rossi, in attesa di una nuova Idem. Ammesso che la "vecchia" non continui a stupire. A partire da domani, nell’attesa finale del K1.
K4 RAGAZZE - Il K4 500 di Stefania Cicali, Alessandra Galiotto, Fabiana Sgroi e Alice Fagioli ha chiuso invece all’8° posto la finale vinta dalla Germania, davanti a Ungheria (con la Kovacs, avversaria numero uno della Idem nel K1 500 di domani) e l’Australia, che ha strappato il bronzo alle polacche per soli 5 centesimi. Era la prima volta che un K4 femminile azzurro centrava una finale olimpica, quindi già esserci e non aver chiuso all’ultimo posto va considerato un successo.

Sarmiento, argento storico

Nel taekwondo, categoria fino a 80 kg, l'azzurro battuto 6-4 in finale dall'iraniano Hadi Saei. Il campano era avanti 4-2 alla fine del primo round, poi si è dovuto arrendere. E' la prima medaglia italiana della storia in questa disciplina

Mauro Sarmiento, 25 anni, argento nella categoria fino a 80 kg. Reuters
Mauro Sarmiento, 25 anni, argento nella categoria fino a 80 kg. Reuters
PECHINO (Cina), 22 agosto 2008 - L’aveva promesso alla fidanzata Veronica (Calabrese, ndr), che ieri sera stata sconfitta dalla statunitense Diana Lopez all’ultimo secondo del round supplementare, che valeva il bronzo. Oggi Mauro Sarmiento è stato di parola, arpionando una medaglia, anche se d'argento. In finale il campano si è arreso 6-4 all'iraniano Saei, conquistando però il primo podio per l'Italia nel taekwondo. I bronzi sono andati al cinese Zhu Guo e all'americano Steven Lopez.
FINALE - Saei va a punto a metà della prima ripresa, ma un attacco di Sarmiento riporta l'azzurro sul 2-1. Altri due punti arrivano prima della fine del round, che l'iraniano chiude con un calcio che vale il 4-2 per il campano. L'avversario dell'azzurro comincia all'attacco la seconda ripresa, rimediando prima un richiamo ufficiale, accorciando sul 4-3 prima e pareggiando il conto a 5" dalla fine della seconda ripresa. Saei colpisce all'inizio del terzo round riportandosi in vantaggio, prima di piazzare un altro colpo a segno a 50" dalla fine. Sarmiento si lancia all'attacco, ma i suoi calci non vanno a bersaglio. "Dedico questo argento a Veronica, che è la mia vita - è il commento dell'azzurro dopo il k.o. in finale -. Mezza medaglia del lavoro fatto in questi quattro anni è merito suo. Comunque, con un tabellone così difficile non pensavo che sarei arrivato in fondo".
IMPRESA - Dopo un primo turno superato in scioltezza, contro l'ivoriano N'guessan Sebastien Konan (4-1 nei preliminari), l’azzurro ha battuto nei quarti l’avversario più difficile, quello Steven Lopez che è fratello di Diana e soprattutto è stato per quattro volte campione del mondo. L’altissimo atleta di Casoria, 80 kg, distribuiti su 195 centimetri, ha recuperato dopo un avvio a dir poco problematico, con l’avversario gli era scappato sul 2-0 grazie a due calci difensivi. Ma poi con la stessa arma, e grazie a una penalità assegnata al rivale, Sarmento è riuscito a portare l’incontro al round supplementare, quando ancora con un calcio difensivo ha trovato il tocco decisivo. "Ho buttato giù un palazzo" ha esultato Sarmento, consapevole della portata della sua impresa.
SUDORE - Ma il suo cammino non era finito: in semifinale ha affrontato l’inglese Aaron Cook e l’ha battuto 6-5, con il colpo decisivo inferto da Sarmiento a 3 secondi dalla fine dell'ultima manche (2-1 e 3-3 il punteggio delle prime due frazioni). "Questa medaglia me la sono sudata con quattro anni di sacrifici – ha detto con emozione l’atleta campano, poco dopo essere crollato sul tappeto, stravolto dall’emozione – Ora farò conoscere il mio nome a tutti".

Schwazer al settimo cielo
"Più forte di Superman"

L'altoatesino euforico dopo il trionfo nella 50 km di marcia. "Quando sono così in forma è difficile battermi". Poi scherza su Bolt: "Guadagna dieci volte tanto, ma io sono molto più felice". E la medaglia ha una dedica speciale: Carolina Kostner

Alex Schwazer ha corso con il lutto in memoria del nonno, morto il 27 luglio. Afp
Alex Schwazer ha corso con il lutto in memoria del nonno, morto il 27 luglio. Afp
PECHINO (Cina), 22 agosto 2008 – Il serpentone transennato della zona mista, nella pancia del National Stadium, sembra la corsia di un ospedale. Corpi prosciugati dal patimento di 220' di fatica che trascinano gambe legnose, nella migliore delle ipotesi indurite, una via crucis che ha come stazioni i vari settori riservati a tv e stampa. Un copione valido quasi per tutti. Alex Schwazer passa per ultimo e sembra in partenza per una gara, anziché uno dei reduci della più massacrante gara dell’atletica. Il volto è trasfigurato dalla felicità, e questo si può capire, ma anche il corpo trasuda freschezza: il serbatoio delle energie non è ancora in riserva, come il trionfatore della 50 km ha dimostrato con i salti di gioia sui materassi dell’asta, in mezzo allo stadio. "Sono arrivato qua molto in forma – ha spiegato l’uomo che riportato la marcia italiana ad un successo olimpico nella 50 km 44 anni dopo Abdon Pamich - mi sono allenato molto bene durante tutto l’anno e sono andato in gara per vincere. Sono stato tranquillo fino a tre quarti del percorso, pensando solo a stare con i primi, poi quando ho visto che gli altri faticavano, me ne sono andato".
EUFORICO - Non c’è spocchia nelle parole di Alex, né falsa modestia: "Quando sei superiore gareggiare è facile, il difficile è quando non sei pronto. Oggi sono entrato in gara sapendo quello che volevo e dovevo fare...". Schwazer confessa che l’attacco che ha stroncato prima Nizherogodov e poi Tallent non era nemmeno preparato: "Al rifornimento non ho più visto l’ombra dietro di me...". Poi racconta l’esultanza cui si è lasciato andare ben prima di entrare nello stadio per l’arrivo trionfale: "Ero euforico e in questi casi si rischia di fare anche qualche cavolata, ma sono felice di aver fatto contento anche tutta l’Italia. E quando ho fatto vedere il bicipite avranno riso tutti, perché il mio muscolo è ridicolo". E ride ancora anche lui. "Stasera - ha poi aggiunto Schwazer - per festeggiare mi prendo una bella ciucca: la base sarà la birra, e poi piano piano salgo di gradazione". Torna serio subito dopo, riprendendo un controllo più in linea con il luogo comune dell’altoatesino quadrato e tetragono agli eccessi, quando gli riferiscono dei complimenti del responsabile del settore marcia, quel Sandro Damilano solitamente poco propenso alle sparate ("Ha solo 23 anni, oggi è iniziata l’era Schwazer, e per era intendo che può vincere tre medaglie d’oro").
SUPERMAN - "E' un po' euforico – ribalta i ruoli il neo olimpionico – un passo per volta. Oggi mi avete visto in super condizione, ma basta un problemino per far crollare tutto. Sui 50 km se non sei al cento per cento becchi cinque minuti dai primi, bisogna prepararsi bene". Poi una riflessione che rende ancora più bello questo trionfo del sudore e dell’umiltà: "Io sono contento di quello che faccio, ho passato gli ultimi quattro anni facendo molta fatica, sono orgoglioso di questo successo perché me lo merito e perché non imbroglio, ma lo sarò anche se dovessi arrivare decimo, in futuro". In questo momento non gli interessano i paragoni proposti con Bolt, l'extraterrestre della velocità, e con i guadagni del giamaicano: "Lui fa dieci volte meno fatica di me, e guadagna dieci volte di più, o magari cinque, ma io sono cinque volte più felice. E poi quando sono così in forma non mi batte nemmeno Superman!".
IL SEGRETO - E nonostante la fatica della gare e delle interviste, Alex non dimentica nessuno, a fine gare: "La dedica è per tutte le persone che non si vedono in pista ma che con il loro lavoro hanno contribuito a renderlo possibile". E Schwazer trova persino le energie per sprintare via di fronte all’ultima domanda, quella che gli chiede del braccialetto baciato durante la passerella trionfale dgli ultimi chilometri. Alex, incespica con le parole, ride, poi concede: "E' un regalo", ma non rivela di chi. E in conferenza stampa difende con grinta il suo segreto, che però era già stato incrinato nella telecronaca diretta della Rai, quando il telecronista, Bragagna, aveva parlato di "una bella storia con un’azzurra degli sport invernali, che ha avuto un ruolo importante alle Olimpiadi di Torino". Mancava solo il nome, ma non era difficile intuirlo. Arrossisce come un bambino, Alex Schwazer, quando dopo la premiazione e la consegna dell'oro gli viene chiesto se è fidanzato con Carolina Kostner. "È tutto il giorno che mi chiedono di questa cosa - risponde l'azzurro riferendosi anche al braccialletto baciato dopo la vittoria -. Io non vi vengo a chiedere come si chiama vostra moglie". E ora dubitiamo che, per difendere la sua privacy, ad Alex sarà sufficiente marciare. Di fronte all’invadenza del gossip, Schwazer questa volta dovrà mettersi a correre.

giovedì 21 agosto 2008

21/08/2008 Coppa Bernocchi
I primi 3 classificati