sabato 16 agosto 2008

Riscatto delle fiorettiste
Battuta l'Ungheria: è bronzo

Dopo la controversa semifinale, il trio Vezzali, Granbassi e Salvatori (che sostituisce la Trillini), vince la finale per il terzo posto e centra la sedicesima medaglia italiana in questi Giochi. Il c.t. Magro squalificato due mesi per le proteste dopo il match contro la Russia.

Le azzurre del fioretto a squadre con i tecnici. Da sin. Giovanna Trillini, Valentina Vezzali, Margherita Granbassi e Ilaria Salvatori. Afp
Le azzurre del fioretto a squadre con i tecnici. Da sin. Giovanna Trillini, Valentina Vezzali, Margherita Granbassi e Ilaria Salvatori. Afp
PECHINO, 16 agosto 2008 - Sesta medaglia per la scherma azzurra ai Giochi: è il bronzo (con polemiche) del fioretto femminile a squadre dopo la vittoria 32-23 sull’Ungheria nella finale per il terzo posto.
LA FINALE - Con in pedana Ilaria Salvatori al posto di Giovanna Trillini (l’azzurra ha chiuso la carriera in semifinale contro la Russia), l’Italia è andata in vantaggio 10-4 dopo il primo giro. Nel secondo giro va in difficoltà la Granbassi, che incassa un 2-5 contro la Ujlaki. È la Vezzali a riportare il distacco a +6 (17-11), poi la Varga si riavvicina con un 4-1 sulla Granbassi che vale il 18-15 e la Mohamed spaventa le azzurre portandosi a -2, ma la Salvatori reagisce alla grande e consegna all’ultimo assalto della Vezzali un 21-17 che la tre volte campionessa olimpica non si fa recuperare, nonostante i 5 cartellini rossi (che valgono un punto per le avversarie) raccolti dalle azzurre.
MAGRO - In panchina non c’era il c.t. Andrea Magro, punito con un cartellino nero e due mesi di squalifica a partire da oggi dalla Commissione arbitrale, non per le pesanti accuse rivolte ad alta voce contro gli arbitri al termine della semifinale, ma per un fatto accaduto durante il riscaldamento al terzo piano. Magro ha tirato una panchina contro una porta dell’area di riscaldamento e l’ha rotta. Domani non potrà andare in pedana nemmeno per la prova a squadre della sciabola maschile. Al termine della semifinale contro la Russia, persa 22-21 nel minuto supplementare, c’erano state polemiche proprio a causa dell’ultima stoccata. "Ladri, ci avete rubato 5 o 6 stoccate", ha gridato il c.t. Magro rivolto alla Giuria.
FEDERSCHERMA - Il presidente della Federscherma, Giorgio Scarso, ha poi precisato: "Non vogliamo favori, ma nemmeno essere trattati male. Il dubbio è che l’ultima stoccata non fosse chiara, forse sarebbe stato meglio rimettere le ragazze in guardia e fargliene tirare un’altra. Credo anche che tre fuoriclasse come le nostre non devono arrivare al termine dell’assalto con un punteggio così basso. Ci è già successo negli ultimi anni di perdere all’ultima stoccata, tre campionesse non fanno una squadra vincente".

venerdì 15 agosto 2008

La spada italiana è di bronzo

Quattordicesima medaglia azzurra: la conquistano Rota, Confalonieri e Tagliariol (poi infortunato e sostituito da Carozzo) nella spada a squadre, battendo la Cina nella finale per il terzo posto. Oro alla Francia, argento alla Polonia. Domani il fioretto a squadre femminile

Una fase della semifinale con la Francia. Afp
Una fase della semifinale con la Francia. Afp
PECHINO, 15 agosto 2008 - Arriva dalla spada a squadre maschile la quattordicesima medaglia per l’Italia. È un bronzo guadagnato da Matteo Tagliariol, Diego Confalonieri, Alfredo Rota e Stefano Carozzo nella finale per il terzo posto vinta 45-35 sulla Cina. Ora alla Francia, che nella finale per l'oro ha sconfitto la Polonia.
LA GARA - Nella finale per il terzo posto Confalonieri ha cominciato con un 1-3. Ma già dopo gli assalti di Rota (+3) e del campione olimpico Tagliariol (+2), l’Italia è andata in vantaggio 11-8. I cinesi (che avevano perso di una stoccata, 45-44, la semifinale con la Polonia) si sono avvicinati fino a meno 1 durante il quarto assalto (Rota-Dong Guotao, 11-10). Poi Confalonieri e Tagliariol hanno portato gli azzurri sul 22-17. L’ultimo scatto è ancora di Rota, che con un parziale di 6-2 guida l’Italia fino al 28-19. Sul 33-22 Tagliariol si è infortunato alla gamba destra e si è accasciato sulla pedana. Dopo l’intervento del fisioterapista e del medico, l’azzurro ha lasciato il posto alla riserva Stefano Carozzo, a un minuto e tre secondi al termine dall’8° assalto. A tre minuti dal termine Diego Confalonieri è andato in pedata sul 34-23, ma ha subito 3 stoccate in 30 secondi riaccendendo gli entusiasmi dei padroni di casa. Poi l'azzurro si è ripreso e ha chiuso 45-35. Negli ultimi tre minuti Confalinieri si è fatto rimontare da 34-23 fino a 36-28, dopo aver subito 3 stoccate in 30 secondi che hanno riacceso gli entusiasmi dei padroni di casa.
SCHERMA AZZURRA - È la quinta medaglia per la scherma a questa Olimpiade, dopo l’oro di Tagliarol e Vezzali e i bronzi di Granbassi e Sanzo. Per la spada azzurra maschile a squadre è la 14ª medaglia a squadre: il bilancio ora è di 8 ori, 3 argenti e tre bronzi. L’ultima era di otto anni fa, a Sydney (di questa squadra c’era Rota e il tecnico Angelo Mazzoni, allora in pedana). Quella di oggi è stata l’ultima gara di Mazzoni, il tecnico azzurro dal primo settembre sarà il direttore tecnico della Nazionale svizzera di spada.
DOMANI FIORETTO - Domani è in programma la prova del fioretto femminile a squadre, in pedana Vezzali, Granbassi, Trillini e Salvatori. L’avversaria dei quarti è la Cina.

giovedì 14 agosto 2008

Minguzzi, oro nella lotta
vent'anni dopo Maenza

Vent'anni dopo il trionfo di Pollicino Maenza, un altro azzurro d'oro nella greco-romana. Lo svedese Abrahamian, battuto dall'azzurro in semifinale, getta a terra la medaglia di bronzo durante la premiazione.

L'azzurro Andrea Minguzzi, 26 anni. Reuters
L'azzurro Andrea Minguzzi, 26 anni. Reuters
PECHINO, 14 agosto 2008 - Avanti Italia, piccola o grande che sia. Non sarà l’oro della Pellegrini, ma la medaglia d’oro di Andrea Minguzzi nella lotta greco-romana, categoria 84 kg, è una di quelle che ti ricordi a lungo. Perché la lotta fa parte della schiera di sport di cui si parla solo ogni quattro anni, quando arrivano i Giochi estivi.
FINALE - La finale contro l’ungherese Zoltan Fodor (i due si conoscono bene visto che spesso i magiari vengono in Italia per dei collegiali) è stata equilibrata. In parità i primi due periodi. Poi l’ultimo, mozzafiato, con Minguzzi in vantaggio per 1-0 nella fase difensiva (l’azzurro parte a terra), prima del colpo della vittoria. Andrea riesce a guadagnare i 4 punti decisivi sollevando l’ungherese e facendolo ricadere di schiena. A quel punto mancano solo pochi secondi e Fodor non ha più tempo per rimediare. Andrea esulta, abbraccia l’allenatore, si fa lanciare un tricolore e fa il giro dell’arena sventolandolo, prima di chiudere con un salto mortale all’indietro. Il pomeriggio si era aperto con la sconfitta di un altro azzurro, Daigoro Timoncini, battuto ai ripescaggi dal kazako Asset Mambetov nei 96 kg.
CARRIERA - Era l’antipasto della finale che un’oretta più tardi avrebbe regalato un’altra medaglia all’Italia. Il poliziotto di Faenza, una delle 4 città italiane dove la lotta gode di notevole popolarità (le altre sono Bari, Torino e Rovereto) ha tenuto alta la tradizione di famiglia. E’ stato infatti papà Massimo (che ieri ha assistito alle gare dal Bar "I Pini" di Riolo assieme agli amici) a instradare Andrea, così come ha fatto con l’altra figlia, Valentina. Ma il maestro che ha portato in alto il medagliato di Pechino è poi stato una leggenda di questa disciplina, Pollicino Maenza, biolimpionico (Los Angeles ’84 e Seul ’88, oltre all’argento di Barcellona ’92, ultima medaglia della lotta italiana prima di oggi), altro faentino, che lo ha preso sotto la sua ala protettrice nel Club Atletico Cisa di Faenza. Il bell’Andrea, appassionato di libri e - da buon romagnolo - motori, eletto secondo azzurro più sexy dei Giochi dalle riviste Vanity Fair, Vogue e Glamour dietro ad Andrew Howe e davanti ad Antonio Rossi, si era qualificato per l’Olimpiade grazie al terzo posto agli Europei di Tampere (Finlandia). L’impresa della giornata l’ha messa a segno nei quarti di finale, eliminando il russo Aleksey Mishin, campione del mondo in carica e oro ad Atene 2004. Poi il successo sullo svedese Ara Abrahamian gli ha dato la certezza di una medaglia.
POLEMICA - Proprio lo svedese si è reso protagonista, durante la premiazione, di un clamoroso gesto di polemica: Abrahamian, battuto in semifinale da Minguzzi, è sceso dal podio e ha lasciato la medaglia a terra. Possibile motivo della protesta, una penalità che gli era stata inflitta dagli arbitri proprio nell'incontro con l'italiano. Abrahamian si era anche rifiutato di stringere la mano all'azzurro al termine del loro incontro. Minguzzi ha così commentato il gesto dello svedese: “L’ho sempre ammirato, mi dispiace che abbia rovinato un po’ quella che era la mia festa. Ovviamente era scontento per il punto contro che gli è stato dato per passività. Una decisione discutibile, d’accordo, ma che si poteva anche accettare con più sportività”.
CORRUZIONE - Ma dietro al rifiuto della medaglia di bronzo dello svedese Abrahamian ci sarebbe anche una pesante accusa di "corruzione" lanciata dal tecnico svedese ai giudici. Sembra che il lottatore fosse talmente infuriato che in un primo momento non voleva neppure presentarsi alla cerimonia di premiazione. Poi il gesto della medaglia abbandonata a terra: che forse è stato ancora più enfatico e che una frazione di secondo è stato ripreso anche dalla televisione cinese. Fonti svedesi dicono che il tecnico della nazionale di lotta avrebbe addirittura parlato di "giuria corrotta" e di non meglio precisati rapporti di parentela fra arbitri e giudici. Ma mancano le specifiche su chi avrebbe corrotto chi. Certa una cosa: l'ira svedese è tutta contro arbitri e giudici, non contro l'Italia. La protesta svedese - sempre secondo quanto viene riportato dalle medesime fonti - avrebbe inoltre aggregato la solidarietà di numerosi altri tecnici della greco-romana, scandalizzati per l'assegnazione della penalizzazione.
FAN DI CAMILLERI - Chiusa la parentesi polemica, Andrea festeggia il suo oro: “Sono felice anche per i soldi. Più me ne danno e meglio è, tanto me li sputtano tutti… No, non scrivetelo, sto scherzando, dai… La passione per le auto? Non so chi l’abbia scritto sulla mia biografia. Non è vero. Ho una Ford Focus che varrà 3000 euro… E’ vero invece che mi piace leggere. Ultimamente sono sul commissario Montalbano di Camilleri”. Andrea dice di essere cresciuto “a pane e lotta”. Vincere l’oro è quindi un sogno che si è avverato: “Ancora faccio fatica a capire che ho vinto l’Olimpiade. Per me la lotta è sempre stata passione, non l’ho mai vissuta come un lavoro”. E analizza così la finale: “Solitamente sono un tattico, stavolta ho colto l’occasione giusta e ho piazzato il colpo vincente. Mi sono detto: “Mancano 30”, dai tutto che poi vai in vacanza”. E ce l’ho fatta”.

Cainero, il fucile è d'oro

Nello skeet Chiara vince allo spareggio il primo storico successo femminile nel tiro a volo

L'esultanza di Chiara Cainero, friulana di 30 anni. Reuters
L'esultanza di Chiara Cainero, friulana di 30 anni. Reuters
PECHINO, 14 agosto 2008 - Come quattro anni fa, con l’oro olimpico nello skeet di Andrea Benelli, anche quello di Chiara Cainero rimarrà indimenticabile: non solo in questo sport, perché il primo delle donne in questa disciplina e il primo della spedizione in Cina, ma anche nello sport italiano. Perché è stato un oro inzuppato di pioggia e di emozioni. Per un trionfo prima accarezzato, al via della finale dove la 30enne di Udine è arrivata col miglior risultato, 72 piattelli rotti su 75 (nuovo record olimpico), uno più della thailandese Sutiya Jiewcheloemmit, due sul temibile terzetto Kimberly Rhode, Christine Brinker e Ning Wei, e tre sulla svedese Nathalie Larsson. Poi quasi concretizzato, alla pedana numero 6, quando la regina dello skeet italiano era avanti di un piattello sulle inseguitrici. Quindi quasi sfumato dopo l’errore del singolo alla settima pedana.
FREDDEZZA - E infine strappato coi denti nello spareggio a tre proprio con le due avversarie più brave ed esperte: la statunitense di talento, Rhode, già oro olimpico nel double trap ad Atlanta ’96 e Atene 2004 e bronzo a Sydney 2000, e la specialista Brinker, campionessa dei mondiali e di coppa del Mondo 2007. Un trionfo che la biondina di Udine, ottava ad Atene 2004, abbonata al podio, come ricorda il primo tifoso, papà Eddi - 51 presenze in Nazionale, 31 medaglie (9 ori, 9 argenti, 13 bronzi) - non poteva mancare. Infatti è lei, sotto una pioggia sempre più pesante, a chiudere il doppietto nella pedana più dura, la quattro, e a far scatenare il suo clan: mamma Mariangela, papà, zio Enzo, il marito Filippo e moglie e figli di Andrea Benelli (che entra in gara domani). Tutti impazziti di felicità, e inarrestabili anche per i solerti cinesi del servizio d’ordine, malgrado la statunitense e la tedesca dovessero spareggiare per l’argento. In diretta al microfono Tv, Chiara ha detto: "Ora lo posso dire, ero venuta per l’oro, avevo rovinato un po’ tutto alla 6, ma una volta allo spareggio mi sono detta: "Adesso devi vincere". E ce l’ho fatta anche per questo stupendo sport del tiro a volo che merita attenzione ed affetto da parte di tutti. Non è stata una finale facile, ma negli ultimi giorni stavo sparando bene e avevo fiducia. Mi sono preparata bene a Singapore: qui il campo di gara era ancora più difficile. Dedico questo oro alla mia famiglia e a mio marito Filippo. E non finisce qui: ho solo 30 anni e voglio vincere ancora. La detassazione dei premi del Coni? Ben venga, magari. Spero intanto di poter dimezzare il mio mutuo. In ogni caso metà del mio premio la dividerò comunque con gli altri sette elementi della Nazionale".
CERVELLONE - La Cainero è laureata in relazioni pubbliche e lavorava a Milano fino al 2003, quando per la prospettiva di andare ad Atene ha mollato tutto. L'agenzia per cui lavorava le aveva appena prospettato di fare un importante master. E' sempre stata molto brava a scuola e ha cominciato a tirare perché il padre è appassionato. Faceva gare amatoriali e programmava le vacanze in funzione delle gare all'estero. Lei se ne stava lì a bordo pedana a leggere e a fare parole crociate, finché ha deciso di tirare. Ora ha convinto anche suo marito Filippo a tirare: a luglio ha vinto la sua prima gara amatoriale. Chiara prima delle finali ascolta sempre Ligabue: mai come stavolta il rocker di Correggio le ha dato la giusta ispirazione.

mercoledì 13 agosto 2008

Sanzo si prende il bronzo

Il fiorettista pisano, argento ad Atene 2004, vince la finalina per il 3° posto contro il cinese Zhu che in precedenza aveva rimontato e sconfitto il bresciano Cassarà. "L'ultima stoccata è quella che avrei dovuto fare in semifinale"

Salvatore Sanzo, 33 anni, bronzo nel fioretto. Reuters
Salvatore Sanzo, 33 anni, bronzo nel fioretto. Reuters
PECHINO, 13 agosto 2008 - Salvatore Sanzo vince il bronzo nel fioretto individuale. Batte il cinese Zhu, il killer di Andrea Cassarà nei quarti, all’ultima stoccata, dopo essere stato sotto 12-14. Toti è il primo ad ammettere che non sia la medaglia per la quale era venuto a Pechino, 4 anni dopo l’argento di Atene. Così viene più spontaneo recriminare sulla stoccata con cui ha perso la finale per mano del giapponese Ota, arrivato fin lì dopo aver eliminato il tre volte campione del mondo Joppich, che su quella che gli ha regalato la terza medaglia olimpica.
UNA TELEFONATA UTILE - Ma Sanzo, dopo la furia con la quale lascia la pedana dopo la semifinale persa, si ricompone: "C’è stata una stoccata dubbia, quella del 13 pari ma a 33 anni, dopo aver vinto tanto, sarei ridicolo se mi appellassi a una chiamata arbitrale per giustificare la mia sconfitta. Se a caldo l’ho fatto, mi scuso. L’ultima stoccata? L’ho tirata male, ho sbagliato". Meglio parlare di un bronzo conquistato comunque contro un atleta di valore: "Merito di mia moglie: dopo la semifinale ho passato 20’ terribili, parlare con lei mi ha aiutato a tornare in pedana con serenità".
LA CRONACA - Toti parte forte, 5-1, ma la gara torna subito in equilibrio. Subisce 5 stoccate in fila (9-12), si trova sotto 12-14 e lì esce il campione che avrebbe dovuto esplodere in semifinale: "Zhu è un avversario divertente, uno dei pochi con cui si può fare della vera scherma. Dopo l’inizio favorevole, ha recuperato grazie ai consigli del suo allenatore. Strano, io lo battevo sempre... Ha cambiato qualcosa, sono andato sotto ma ho vissuto questa finale sempre con grande tranquillità. In svantaggio 12-14 ho pensato solo "me ne mancano 3". E’ andata bene: l’ultima stoccata vincente è stata quella che avrei dovuto fare in semifinale. Peccato".
IL GRANDE ASSENTE - Il giallo Baldini (in semifinale è stato esposto un cartello Baldini is clean», Baldini è pulito tolto poi in finale) e il cambio in corsa con Cassarà non ha influito: "Siamo rimasti scioccati perché tutti crediamo nell’innocenza di Baldini, ma ci siamo allenati bene, tranquillamente, anche divertendoci". Il futuro? "Vediamo, ho 35 anni, una famiglia, due figli, ma anche una laurea e sto facendo un master. Vorrei fare il procuratore di atleti ma, adesso, anche se è arrivato solo un bronzo, la voglia di continuare è più forte di quella di smettere". L’oro che da 4 anni Sanzo sognava di riprendersi dopo l’occasione persa ad Atene è andato a Kleibrink, il primo tedesco a vincere nel fioretto, per 15-9 su Ota.
CIAO CASSARA' - Fuori nei quarti l’altro azzurro, Andrea Cassarà, eliminato 15-14 dal cinese Zhu Jun dopo essere stato in vantaggio 14-12. !E’ una delusione, ma il mio avversario è stato forte ma in vantaggio 14-12 non si può perdere, è solo colpa mia - è il commento di Cassarà -. E’ l’unico che non avrei voluto incontrare, in questa stagione mi aveva già battuto una volta. Ho avuto l’impressione che se avessi vinto questo assalto avrei vinto l’Olimpiade. Adesso penso a Londra, spero di vincere una medaglia con un altro italiano vicino a me (il riferimento è a Andrea Baldini, messo fuori dai Giochi dopo la positività a un diuretico, Cassarà ha preso il suo posto".

Pellegrini, oro e record!

Strepitosa Federica nei 200 stile libero: 1'54"82: battute la Isakovic (Slo) e la Peng (Chi)

Federica Pellegrini. LaPresse
Federica Pellegrini. LaPresse
PECHINO, 13 agosto 2008 - Federica Pellegrini ha spezzato il tabù. Ha vinto la prima medaglia d’oro della storia del nuoto femminile azzurro. Lo ha fatto con il record del mondo al termine di una gara straordinaria, risolta all’ultima bracciata. L’azzurra ha segnato 1’54"92, migliorando nettamente il primato che aveva ottenuto nelle semifinali, 1’55"45.
SPLENDIDA - La gara è stata bellissima. Federica Pellegrini era in corsia 3 con la slovena Sara Isakovic in corsia 4. E’ partita subito forte, mentre la rivale ha avuto un avvio tranquillo. Alla prima virata 27"27 per Federica, seconda, 27"95 per Sara, settima. Nella seconda vasca l’azzurra ha conquistato la testa, mentre, al suo fianco, Sara restava in attesa. A metà gara Federica era prima in 55"92, Sara quarta in 56"86: due metri vitali dividevano le due rivali. Ma nella terza vasca Sara è incominciata ad avanzare. Lenta, ma inesorabile. Davanti a lei Federica resisteva in modo stupendo. A tre quarti di gara virava prima e sola in 1’25"57 contro 1’26"03. Solo un metro ora separava le due rivali. L’ultima vasca era un’agonia. Un attacco al cuore. Eppure era di una bellezza strepitosa.
TRENTA CENTIMETRI - Sara Isakovic sferrava il suo attacco al centro della vasca. Il pubblico si esaltava perché anche la cinesina Pang, in rimonta, entrava nel vivo della lotta. Federica soffriva, ma non cedeva. Guardava la rivale che si avvicinava. La controllava in modo scientifico. Calibrava lo sforzo per l’ultima bracciata. Mentre Sara si avventava, Federica allungava la mano sinistra con perfetta scelta di tempo. E toccava prima, finalmente. Sara Isakovic era battuta per 15 centesimi di secondo. Trenta centimetri insomma. Le prime tre scendevano sotto il primato del mondo. E’ stata una gara fantastica. La più veloce e serrata della storia. L’ha vinta Federica Pellegrini in 1’54"82, seconda Sara Isakovic in 1’54"97, terza la cinese Pang in 1’55"05. La stella americana Katie Hoff, 1’55"78, è rimasta giù dal podio. Ecco le quattro vasche di Federica: 27"27, 28"65, 29"65, 29"25 (mentre Sara Isakovic ha chiuso in 28"94).

La rivincita di Federica
"Dedicato a me stessa"

La fuoriclasse veneta: "Ho trasformato in oro la rabbia dopo la delusione dei 400. E ho seguito il mio istinto. Non era una problema facile sul piano psicologico. Ma siamo riusciti a risolverlo"

Federica con la Isakovi e la Peng sul podio. LaPresse
Federica con la Isakovi e la Peng sul podio. LaPresse
PECHINO, 13 agosto 2008 - Anche i favolosi cestisti della nazionale americana l’hanno applaudita con entusiasmo. Kobe Bryant, Lebron James, Chris Paul, ... e anche Carmelo Anthony, che è nato a Baltimora come Michael Phelps e lo frequentava da ragazzino, erano venuti per un’altra gara, ma sono rimasti incantati dalla Pellegrini. E hanno fatto bene. Federica ha pianto dopo la vittoria. Lacrime di gioia. Diamanti che rotolovano sciogliendosi nella vasca che scintillava intorno a lei. Ha inseguito quest’oro per quattro anni. Anche ad Atene era la più forte, ma, tradita dall’emozione, si era fatta battere dalla romena Potec. Ora ha colto il premio che meritava. Il suo volto esprimeva felicità. Sul podio era bella. Una gioia elegante. Sussurrava l’Inno di Mameli. Poi, a metà dell’inno, si è messa a scandire la musica col battito delle mani e tutto il pubblico l’ha seguita. Un momento bellissimo. Federica è stata premiata da Cornel Marculescu, direttore generale della Fina, e da Ottavio Cinquanta, membro del CIO. Ha fatto il giro d’onore raccogliendo applausi. Elegante e fiera. Ha spezzato un tabù, come aveva fatto Novella Calligaris a Monaco ’72, cogliendo le prime medaglie olimpiche del nuoto femminile azzurro. Ma Federica ha vinto. Ha conquistato l’oro, che per un secolo era stato stregato da un sortilegio.
FESTA - Federica Pellegrini gongolava dopo la sua splendida vittoria nei 200 stile libero. C’era felicità intorno a lei. Si è abbracciata con Alberto Castagnetti, il ct che l’ha guidata in questa scommessa vittoriosa. Sono fiorite lacrime di gioia, che hanno impreziosito l’abbraccio. Castagnetti, con sense of humour, ha subito cercato di sdrammatizzare, dicendole: "Guarda che io di medaglie d’oro ne ho già vinte due". L’allusione era alle due vittorie nella rana di Fioravanti a Sydney 2000. Federica ha subìto l’assedio dei media. "Predominava la rabbia dopo il fallimento nei 400 e l’ho trasformata in oro. E ho seguito il mio istinto", ha sintetizzato così il prodigio della sua metamorfosi. "Non era una problema facile sul piano psicologico. Ma siamo riusciti a risolverlo". "Era un problema di tattica di gara. Abbiamo deciso di fare la gara di testa, come la primatista del mondo deve fare". Ha confidato di aver gareggiato con due costumi: "Sotto avevo l’Adidas d’allenamento, sopra quello da gara. L’ho fatto per evitare sorprese". L’allusione era alle rotture che si sono verificate spesso in questi giorni. A chi dedica questa medaglia d’oro? Federica ha risposto tranquilla: "A me stessa, ad Alberto che mi ha guidato e a tutti quelli che mi sono stati vicini". Che regalo si farà? "Un mese e mezzo di vacanza al mare. Il posto non lo dico, perché voglio che resti un segreto". Forse in Sicilia? "Potrebbe essere". Federica appariva stordita. I flash dei fotografi lampeggiavano intorno a lei. Era investita da una pioggia di domande. Dopo il brivido della vittoria, si è subito misurata con il peso della gloria.
QUANTI COMPLIMENTI - "Superlativa. Federica ha vinto col record del mondo. E’ stata la più forte in una gara di qualità altissima. Ha nuotato splendidamente ed è pure bella", ha detto Novella Calligaris, la prima donna italiana a fare la storia del nuoto. Anche la rivale di Federica Pellegrini, Sara Isakovic, era raggiante: "Ho conquistato la prima medaglia olimpica nel nuoto della storia del mio paese. Ho cononato un sogno. Ho nuotato in un tempo che non mi sarei mai sognato, nemmeno nel più fantastico dei miei sogni".