mercoledì 13 agosto 2008

La rivincita di Federica
"Dedicato a me stessa"

La fuoriclasse veneta: "Ho trasformato in oro la rabbia dopo la delusione dei 400. E ho seguito il mio istinto. Non era una problema facile sul piano psicologico. Ma siamo riusciti a risolverlo"

Federica con la Isakovi e la Peng sul podio. LaPresse
Federica con la Isakovi e la Peng sul podio. LaPresse
PECHINO, 13 agosto 2008 - Anche i favolosi cestisti della nazionale americana l’hanno applaudita con entusiasmo. Kobe Bryant, Lebron James, Chris Paul, ... e anche Carmelo Anthony, che è nato a Baltimora come Michael Phelps e lo frequentava da ragazzino, erano venuti per un’altra gara, ma sono rimasti incantati dalla Pellegrini. E hanno fatto bene. Federica ha pianto dopo la vittoria. Lacrime di gioia. Diamanti che rotolovano sciogliendosi nella vasca che scintillava intorno a lei. Ha inseguito quest’oro per quattro anni. Anche ad Atene era la più forte, ma, tradita dall’emozione, si era fatta battere dalla romena Potec. Ora ha colto il premio che meritava. Il suo volto esprimeva felicità. Sul podio era bella. Una gioia elegante. Sussurrava l’Inno di Mameli. Poi, a metà dell’inno, si è messa a scandire la musica col battito delle mani e tutto il pubblico l’ha seguita. Un momento bellissimo. Federica è stata premiata da Cornel Marculescu, direttore generale della Fina, e da Ottavio Cinquanta, membro del CIO. Ha fatto il giro d’onore raccogliendo applausi. Elegante e fiera. Ha spezzato un tabù, come aveva fatto Novella Calligaris a Monaco ’72, cogliendo le prime medaglie olimpiche del nuoto femminile azzurro. Ma Federica ha vinto. Ha conquistato l’oro, che per un secolo era stato stregato da un sortilegio.
FESTA - Federica Pellegrini gongolava dopo la sua splendida vittoria nei 200 stile libero. C’era felicità intorno a lei. Si è abbracciata con Alberto Castagnetti, il ct che l’ha guidata in questa scommessa vittoriosa. Sono fiorite lacrime di gioia, che hanno impreziosito l’abbraccio. Castagnetti, con sense of humour, ha subito cercato di sdrammatizzare, dicendole: "Guarda che io di medaglie d’oro ne ho già vinte due". L’allusione era alle due vittorie nella rana di Fioravanti a Sydney 2000. Federica ha subìto l’assedio dei media. "Predominava la rabbia dopo il fallimento nei 400 e l’ho trasformata in oro. E ho seguito il mio istinto", ha sintetizzato così il prodigio della sua metamorfosi. "Non era una problema facile sul piano psicologico. Ma siamo riusciti a risolverlo". "Era un problema di tattica di gara. Abbiamo deciso di fare la gara di testa, come la primatista del mondo deve fare". Ha confidato di aver gareggiato con due costumi: "Sotto avevo l’Adidas d’allenamento, sopra quello da gara. L’ho fatto per evitare sorprese". L’allusione era alle rotture che si sono verificate spesso in questi giorni. A chi dedica questa medaglia d’oro? Federica ha risposto tranquilla: "A me stessa, ad Alberto che mi ha guidato e a tutti quelli che mi sono stati vicini". Che regalo si farà? "Un mese e mezzo di vacanza al mare. Il posto non lo dico, perché voglio che resti un segreto". Forse in Sicilia? "Potrebbe essere". Federica appariva stordita. I flash dei fotografi lampeggiavano intorno a lei. Era investita da una pioggia di domande. Dopo il brivido della vittoria, si è subito misurata con il peso della gloria.
QUANTI COMPLIMENTI - "Superlativa. Federica ha vinto col record del mondo. E’ stata la più forte in una gara di qualità altissima. Ha nuotato splendidamente ed è pure bella", ha detto Novella Calligaris, la prima donna italiana a fare la storia del nuoto. Anche la rivale di Federica Pellegrini, Sara Isakovic, era raggiante: "Ho conquistato la prima medaglia olimpica nel nuoto della storia del mio paese. Ho cononato un sogno. Ho nuotato in un tempo che non mi sarei mai sognato, nemmeno nel più fantastico dei miei sogni".

martedì 12 agosto 2008

D'Aniello cecchino d'argento
"Più forte della pressione"

L'azzurro conquista il 2° posto nel double trap dietro all'americano Eller e davanti a Hu: è la nona medaglia azzurra: "A un certo punto avevo il fiato del cinese sul collo, ma ho risposto alla grande"

Francesco D'Aniello festeggia l'argento olimpico. Reuters
Francesco D'Aniello festeggia l'argento olimpico. Reuters
PECHINO (Cina), 12 agosto 2008 - Francesco D'Aniello conquista il secondo argento olimpico del tiro a volo: dopo Pellielo nel trap, il 39enne di Nettuno sale sul secondo gradino del podio ai Giochi nel double trap, dietro il dominatore della gara, l’americano Walton Eller. Malgrado i timori di tutti, l’esordiente azzurro brilla in una finale di prestigio: il più anziano (44 anni) è l’australiano Russell Mark, oro olimpico ad Atlanta e argento a Sydney (sbagliando gli ultimi 2 piattelli e precedendo sul podio l’attuale c.t. azzurro del trap, Albano Pera); il più giovane è lo statunitense Walton Eller (26 anni); con l’oro dell’ultima Olimpiade, ad Atene 2004, l’inglese Richard Faulds (31 anni) e con lui, l'esordiente ai Giochi, il 39enne Francesco Daniello, talento tardivo, ma campione del mondo 2007.
L'IMPRESA - Ma il tiratore italiano, promosso dal c.t. Mirko Cenci, fa una gara alla pari di gente tanto più accreditata. Malgrado il tifo acceso della gente di casa per Hu Binyuan, malgrado la delusione del clan italiano, ancora tradita, per i terzi Giochi consecutivi, da Daniele Di Spigno: ottimo tiratore che però, vuoi per motivi psicologici, vuoi tecnici (stavolta non riusciva più a colpire il secondo piattello), manca per un doppietto la qualificazione alla finale. Salito sulla massima ribalta da appena 8 anni, D'Aniello fa temere il peggio quando sbaglia già il secondo doppietto, forse influenzato dal doppio zero iniziale del’apripista, Eller, l’americano di Houston, un lungagnone di 1.91, capace in mattinata di fissare a 145 il nuovo limite olimpico (precedente 144), dopo il secondo posto nella tappa di coppa del mondo di quest’anno su questo stesso poligono, e auto-promuovendosi in finale con una dote di 4 doppietti sull’italiano. Ma la condotta dell’azzuro che non t’aspetti, anche se è campione del mondo uscente, è davvero ottima. Soprattutto perché, come vuole questa disciplina giovane, sbaglia ancora, ma solo altre tre volte, mantenendo una velocità do crociera, alle spalle dell’americano. Prima insieme al cinese, poi staccandolo con gli ultimi 9 doppietti centrati di fila. E garantendosi l’argento alla penultima coppiola. E poi urlando in diretta tv al figlio: "Michele, quando torno oltre alla ruspa grande che t’ho promesso, ti porto anche una argento olimpico". Per Eller è la rivincita sui Giochi di Atlanta, appena 17°, ma soprattutto su quelli del 2000, a Sydney, quando, appena 18enne e più giovane della spedizione, finì k.o. per un panino al prosciutto.
LA CURIOSITA' - D'Aniello, di Nettuno, ex giocatore di baseball, è nelle Fiamme oro non per meriti sportivi. Era già in polizia, faceva servizio nelle volanti, a Torino e poi a Roma. Ha cominciato a sparare solo sei-sette anni fa nei campionati della polizia, l'hanno notato, ed è entrato nel gruppo sportivo da pochi anni.
CHE GIOIA - "Ho lavorato tanto - ha detto D'Aniello a gara appena conclusa - per questa medaglia e sono davvero felice. Battere Eller oggi era quasi impossibile, ma sono stato davvero bravo a resistere alla pressione del cinese, che è stato anche aiutato dai giudici. A un certo punto avevo il suo fiato sul collo, ma nelle ultime serie sono stato quasi perfetto".
Classifica finale: 1. Eller (Usa) 190 ( qualificazioni 145); 2. Daniello (Ita) 187 (141); 3. Hu (Cina) 184 (138); 4. Holguin (Usa) 182 (140); 5. Mark (Aus) 181 (136 dopo spareggio); 6. Faulds (Gbr) 180 (137)

lunedì 11 agosto 2008

Vezzali splendido oro
Granbassi di bronzo

La triestina batte Giovanna Trillini, giù dal podio per la prima volta dal '92, nel match tutto italiano che ha assegnato la medaglia del metallo meno prezioso nel fioretto.

Valentina Vezzali è ancora in finale nel fioretto. Ap
Valentina Vezzali è ancora in finale nel fioretto. Ap
PECHINO, 11 agosto 2008 - Margherita Granbassi centra il bronzo nel fioretto individuale donne. Nel match per il terzo posto ha battuto Giovanna Trillini, per la prima volta fuori dal podio individuale su cui saliva da Barcellona '92. Per la Granbassi invece è la prima medaglia olimpica della carriera. Ora sfida per l'oro tra Valentina Vezzali, alla quarta finale olimpica consecutiva, e la sudcoreana Hyunhee Nam. Comunque vada la finalissima, con oggi la scherma italiana centrerà la centododicesima medaglia olimpica.
FINALE - La Vezzali parte subito in quarta, costringendo la coreana a bordo pedana dove piazza la prima stoccata del match, doppiata poco dopo grazie alla moviola. L'azzurra ha problemi con il nastro che tiene attaccato il guanto, e per questo il match viene interrotto a 1' dalla fine della prima manche. La jesina riprende da dove aveva lasciato, chiudendo 3-0 i 3' inaugurali. La Hyunhee piazza la sua prima stoccata 2'38" dentro la seconda manche, riuscendo poi a pareggiare sul 3 pari. La Vezzali si riprende e tocca per il 4-3, punteggio con cui si chiude la seconda manche. Gli ultimi tre minuti sono all'insegna dell'attesa: l'azzurra prova a gestire, ma a 59" dalla fine deve incassare la stoccata della coreana che vale il 4-4. La Vezzali riparte all'assalto, ma incassa la stoccata della Hyunhee che vale il primo vantaggio per la coreana con 41" rimanenti sul cronometro. L'azzurra di classe riacciuffa il 5-5 a 29" dalla fine, poi a 4" dalla fine piazza la stoccata del 6-5. E' il capolavoro che vale la terza medaglia di fila.
BRONZO - Nel match che assegna il posto sul gradino più basso del podio la prima stoccata è della Granbassi, che chiude la prima manche avanti 5-3 senza aver mai concesso nemmeno la parità all'avversaria. La Trillini pareggia in avvio dei secondi 3', ma la triestina rimette subito margine portandosi sul 12-7 al termine della seconda manche. La Trillini, 38 anni, non molla mai, e riesce a riportarsi a -2, prima sull'11-13 e poi sul 12-14 a pochi secondi dalla fine. Il finale è intenso, e il pubblico gradisce. Poi la Granbassi piazza la stoccata decisiva e chiude 15-12 centrando il bronzo.
DERBY - Nella sfida tutta azzurra di semifinale inizio abbastanza equilibrato, poi Valentina Vezzali prende il largo e chiude la prima manche avanti 3-0, piazzando il colpo del 4-0 in avvio di secondo periodo. La sfida è all'insegna del nervosismo, con molte stoccate contestate per le quali bisogna far ricorso alla moviola. La terza manche inizia con la Vezzali, reduce da due ori consecutivi nella prova individuale, avanti di quattro stoccate: la jesina piazza un colpo d'anticipo in avvio, mettendo una seria ipoteca sulla finale. A 2'13" dalla fine Margherita Granbassi piazza la prima stoccata della sua semifinale, ma è sempre sotto 5-1. Il copione del primo derby azzurro di giornata non cambia: in finale ci va la Vezzali, che chiude 12-3.
TRILLINI - La jesina sognava l'ennesima finale, ma si è dovuta arrendere alla sudcoreana Hyunhee Nam, che vola in finale col punteggio di 15-10. La Trillini, che alle Olimpiadi ha vinto 4 ori nel fioretto tra individuale e squadra, contesta alcune decisioni arbitrali che, a suo giudizio, avrebbero favorito l'avversaria. "Con questi arbitri non c'è niente da fare - è lo sfogo dell'azzurra subito dopo la sconfitta -. Forse non vogliono tre italiane sul podio. Sentivo di potermela giocare, ma con un arbitro così, non si poteva fare. C'è tanta rabbia dovevano essere le olimpiadi dello sport, ma qui hanno dimostrato che non è così". Anche il presidente della federscherma italiana Giorgio Scarso ha contestato l'arbitro cinese Lu: "E' stato totalmente incompetente"
IL CAMMINO DELLE AZZURRE - Nei quarti, la Trillini si è sbarazzata 15-8 della tedesca Waechter, la Granbassi 12-7 della russa Lamonova e la Vezzali 15-3 dell'ungherese Knapek. Negli ottavi, Giovanna Trillini aveva sconfitto 15-3 la russa Shanaeva, Margherita Granbassi la russa Nikichina 11-4 e Valentina Vezzali la cinese Zhang per 10-7. Nei sedicesimi, Trillini 15-7 alla cubana Company, Granbassi 11-6 all'olandese Angad-Gaur, Vezzali 15-3 alla polacca Mroczkiewicz.

Pellegrini, che giornata
Dopo il flop, il mondiale dei 200 sl

Dopo il deludente 5° posto nei 400 sl, Federica nella batteria della mezza distanza fissa il nuovo primato del mondo a 1'55"45, limando 7/100 al tempo della Manaudou. "Una gara sbagliata non cambia quanto fatto in due anni"

Federica Pellegrini scatenata nelle batterie dei 200 sl. Ap
Federica Pellegrini scatenata nelle batterie dei 200 sl. Ap
PECHINO (Cina), 11 agosto 2008 - Una giornata da ricordare, nel bene e nel male. L’11 agosto 2008 rimarrà per sempre nella memoria di Federica Pellegrini che in meno di sette ore passa dal disastro di una medaglia annunciata e clamorosamente buttata dalla finestra nei 400 sl, al record del mondo dei 200 sl in batteria.
LA DELUSIONE - Non c’è che dire, Fede è capace di stupire. Alle 7 della mattina italiana, l’una in Italia, quando dal Villaggio ha preso il bus per la piscina, probabilmente si immaginava cinta dell’alloro di Olimpia. E invece la finale dei 400 sl, gara di cui è primatista mondiale, l’ha respinta senza appello nonostante il miglior tempo in batteria: molle, mai reattiva, incapace di reagire agli affondi della Adlington e della Hoff, finirà 5ª in 4’04"56, un crono ormai quasi insignificante per lei. Prima si scaglierà contro le gare al mattino ("Non le sopporto"), poi piangerà a dirotto tra le braccia del fidanzato Marin. Una botta tremenda.
IL RISCATTO - Anche ad Eindhoven, Europei di marzo, Federica visse un’esperienza analoga, con la squalifica nei 200 sl, gara che avrebbe dominato. Là reagì sbaragliando la concorrenza nei 400, a Pechino il pomeriggio serve per sbollire la rabbia e meditare sugli errori. Il programma le offre subito l’occasione del riscatto: alle quattro è in piscina per preparare la batteria dei 200 sl, dove ritroverà la Hoff che l’ha preceduta nella finale lunga del mattino.
BRACCIATE - Bastano poche bracciate per capire che Fede non è rimasta nel tunnel della delusione, ma ha ritrovato la luce del talento. Annichilisce la Hoff e risponde alla slovena Isakovic capace di un 1’55"86 che le assegna il ruolo di lepre. Effimero: tre minuti dopo la Pellegrini si è ripresa la scena con un favoloso 1’55"45 che le restistuisce il primato del mondo della distanza, quello già ottenuto nel 2007 a Melbourne e durato un solo giorno per colpa dell’odiata Manaudou. "Volevo semplicemente dimostrare che una gara sbagliata non può cambiare tutto il buono fatto in questi due anni". Qual è la vera Fede?

Quintavalle, storico oro
Prima italiana nel judo

La livornese vince nei 57 kg: è la prima azzurra a vincere sul tatami olimpico

L'esultanza di Giulia Quintavalle: neocampionessa olimpica nella categoria fino a 57kg. Afp
L'esultanza di Giulia Quintavalle: neocampionessa olimpica nella categoria fino a 57kg. Afp
PECHINO (Cina), 11 agosto 2008 - Giulia Quintavalle è nella storia. Sul tatami di Pechino conquista a sorpresa il primo oro dell'Italia nel judo femminile. Quella 25enne di Livorno, che ha vinto per yuko la finale contro l'olandese Gravenstijn, è una vera impresa.
ESORDIO SORPRENDENTE - Per l'azzurra quella di Pechino è la prima volta in una competizione a cinque cerchi. L'inizio sembrava proibitivo contro la tedesca Yvonne Boenisch, campionessa olimpica uscente e tra le favorite anche a Pechino, invece è arrivata la vittoria. La Quintavalle ha ripetuto l'impresa anche al turno successivo, dove si è sbarazzata della mongola Erdenet-Od Khishigbat, terza ai mondiali 2005. Nei quarti l'azzurra si è trovata di fronte la francese Barbara Harel, quinta ad Atene e terza ai recenti Europei di Lisbona. Eppure la Quintavalle ha colto una vittoria agevole, che l'ha proiettata in semifinale.
IMPRESA - L'avversaria dell'azzurra nel match che porta alla finale è Maria Pekli, 36enne ungherese di nascita ma australiana di passaporto che fu bronzo a Sydney 2000. Il match nella prima metà è molto equilibrato, e a 2'30" dalla fine le due at. A 1'26" dalla fine la Quintavalle accusa un problema al gomito destro, ma dopo circa un minuto di interruzione riprende il match riuscendo a vincere il quarto match di fila. E' in finale contro l'olandese Deborah Gravenstijn, bronzo ad Atene 2004, che nell'altra semifinale si è sbarazzata della cinese Yan Xu.
FINALE - La Quintavalle comincia bene, ottenendo un koka (il punto con meno valore) in avvio di gara. L'azzurra controlla la gara, e a 1'51" dalla fine ottiene anche uno yuko (il punto col secondo minor valore). La livornese è decisa e porta per prima gli attacchi, l'olandese prova a difendersi senza troppo successo. La Quintavalle tiene duro negli ultimi 30 secondi e ottiene la medaglia del metallo più prezioso, nonostante il koka dell'olandese nel finale.
CARRIERA - Campionessa italiana nel 2004 e nel 2005, la livornese ha cominciato a cogliere risultati in campo internazionale a livello assoluto nel 2007, quando giunse quinta ai Mondiali di Rio de Janeiro, stessa posizione occupata agli Europei di Lisbona di quest'anno.

L'arco è d'argento
Sud Corea troppo forte

Galiazzo, Di Buò e Nespoli si arrendono solo in finale ai maestri asiatici, vincitori per la terza volta consecutiva, ottenendo comunque la prima medaglia azzurra di giornata, la quinta in totale. Decisivo un errore di Nespoli all'ultima freccia. Di Buò: "L'avevo promesso, mi tocca continuare fino a Londra 2012"

Un'incertezza di Nespoli fatale per gli azzurri in finale. Reuters
Un'incertezza di Nespoli fatale per gli azzurri in finale. Reuters
PECHINO (Cina), 11 agosto 2008 - Una freccia nera, che lascia sbilenca la mano di Mauro Nespoli e s’infila nel sette. Fosse una partita di calcio sarebbe un gran gol. Ma nel tiro con l’arco, il sette equivale a una bocciatura. L’Italia è d’argento, anche se resta un pizzico di amaro in bocca per quell’oro sfumato alle ultime tre frecce, dopo la bella rimonta nelle voleè centrali che avevano permesso ai nostri tre arceri di risalire da -6 alla parità (199-199 dopo 21 frecce). Ma non è giusto recriminare, cercare colpevoli. Ci sono solo vincitori, i mostri coreani sono delle macchine, anche se un sassolino Ilario Di Buò, Marco Galiazzo e Nespoli erano riusciti a gettarlo nell’ingranaggio.
LA GARA - Una giornata iniziata a rilento, con un primo turno faticoso contro il Canada. Poi in scioltezza, mandando a casa Malaysia e Ucraina in semifinale. Mentre le strette di mano del clan azzurro celebravano la sicura medaglia olimpica, Cina e Sud Corea duellavano per il diritto di sfidare gli azzurri in finale. L’illusione che i padroni di casa potessero mettere a segno il colpaccio durava poco. Corea doveva essere e Corea è stata. Non nel senso - ancora - calcistico. Di Pak Doo Ik non ce n’erano oggi al Green Village di Pechino. L’argento brilla al collo dei tre italiani. Strameritato.
Nessuno punta il dito sull’ultimo arrivato, la matricola olimpica Nespoli. Il suo sette al primo tiro ("Ero emozionato") e quello all’ultimo ("Il contrario, forse un eccesso di euforia...") che incorona i coreani peserà forse stanotte, nel buio della loro cameretta ("Dormiamo insieme, nessuno russa per fortuna..." aggiunge Marco). Galiazzo, il veterano, scuote la testa in segno di assenso, e abbozza un sorriso alla "te l’avevo detto..." quando Nespoli dà ragione dei due "7". Ma finisce lì.
LONDRA, ARRIVO - Di Buò fugge subito all’antidoping dopo la grottesca conferenza stampa con traduzione in 4 lingue che frutta la bellezza di 4 risposte in 45’. Ma trova il tempo per dire: "L’avevo promesso al c.t.: se vincevamo la medaglia avrei continuato sino a Londra 2012". Ma Londra è lontana. In Cina c’è l’argento che brilla. Una finale che ha visto gli azzurri inseguire subito: 30 a 27 per i coreani dopo le prime tre frecce, con due "10" di Galiazzo e Di Buò e il sette di cui sopra di Nespoli. Il distacco toccava il -6 dopo due voleè (serie di sei frecce): 117-111. Pareva finita. Ma qui gli olimpionici si rilassavano e i nostri trovavano la concentrazione per infilare sette "10" e due "9"nelle successive 9 frecce, arrivando alla parità prima delle ultime tre frecce. Galiazzo centrava il "9", Di Buò il bersaglio grosso, ma Nespoli inciampava. Il totale faceva 225. La Corea non tremava: "9" per Im, "10" per Lee. A Park bastava un "8" per l’oro. Arrivava il "9". Beffardo. Il totale faceva 227, record olimpico. Ma che nulla toglie allo splendido argento azzurro.

domenica 10 agosto 2008




CICLOAMATORI A CIMBRO (Varese)

domenica 10 agosto 2008
Cimbro (Varese) 32° Trofeo Emmezeta , con in corsa tutte le categorie cicloamtoriali, oggi a Cimbro, nel varesotto, organizzato dal Gruppo Sportivo Cimbro. Tra i più giovani assolo di Stefano Berto ; nella seconda gara vittoria in assoluto del piemontese Francesco Uberti (Team Basso Toce) che ha prevalso in uno sprint a cinque. 93 i partenti .
Ordine di arrivo :
MSport 1) Stefano Berto (Spreafico), 2) Marco Bongiorni ( Comune di Varese), 3) Daniele Riccardo (Scott 04), 4) Marco Ebene ( Due Valli), 5) Marco Colombo (Seregno)
M1 1) Mirko Pinton (Garbagnatese), 2) Simone Piana ( Pol. Pettenasco).3) Fabio Tinello ( Agrate Conturbia), 4) Andrea Colombo ( Seregno), 5) Tommaso Verraccina ( Comune di Varese)
M 2 1) Guido Grandi (Spreafico), 2) Poalo Calabria (Scott 04). 3) Emilio Caroni (Caroni), 4) Emanuele Cappai ( Solbiate Olona), 5) Luca Giani (Scout)
M3 1) Alessandro Speroni (Scott 04), 2) Bruno Marini (Sant’Ambrogio), 3) Fabio Gilardini ( Cicli Bettoni), 4) Ambrogio Roamnò (System Cars), 5) Gianluca Vezzoli ( Spreafico).
M 4 1) Francesco Uberti (Basso Toce), 2 ) Oscar Poma ( Aolos Etica), 3) Gianluigi Milan (Brtolami Bike), 4 )Ferruccio Martinelli (Breviario), 5) Fabrizio Pavesi (Medese)